
La vita è bella perché è piena di imprevisti e modi diversi di prevenirli e affrontarli. C'è, ad esempio, chi, prima di partire, controlla l'auto o si porta una piccola farmacia appresso e c'è invece chi se ne sbatte o meglio risolve tutto con una frase tipica "non portarmi sfiga" "cosa vuoi che mi possa capitare". Qualunque sia la tua posizione e atteggiamento il destino ti consegna sempre una bella carta degli imprevisti. C'è chi ne fa una questione di curriculum vitae, più imprevisti ti son capitati e in qualche modo risolti, più sei figo, ed è un po' la storia di tutti. Imprevisti, aneddoti, storie mirabolanti, ecc.. Giù a raccontare di quella volta che ci è capitato al mare o in montagna, al lavoro o a casa... di tutto di più... e si arriva come in tutte le storie alla parola fine. Tuttavia, se stai raccontando una storia è perché hai un interlocutore che appena finisci di raccontare il tuo spaccato di vita vissuta, tac! parte e racconta la sua storia che, come spesso mi capita, è più forte, più drammatica, più... e basta. Per spiegarmi meglio vi farò alcuni esempi pratici: vado dal dentista zoppicando perché qualche giorno prima avevo calpestato un chiodo. Il dentista vedendomi zoppicare mi chiede il motivo e così gli racconto tempi luoghi e dinamiche. Lui mi ribatte con un'altra storia della figlia piccolina di 8 anni che al mare ha calpestato una fiocina infilzandosi il piede. Alla fine cercavo quasi di non zoppicare perché la sua storia era notevolmente più drammatica, triste e dolorosa della mia. Un'altra volta mi è capitato di raccontare che all'università avevo rotto un dente masticando un panino, il mio interlocutore mi racconta di quando svenendo picchiò la faccia rompendo i denti anteriori...
Però tutti noi abbiamo una storia che quando la raccontiamo non abbiamo ancora incontrato chi ce la smonta con una simile o peggiore ed è forse proprio quella a farci sentire unici.
Nessun commento:
Posta un commento