giovedì 25 ottobre 2007

Tecnologia

Oggi parlavo con un'amica della tecnologia in generale ed è curioso alle conclusioni che siamo giunti. Per esempio la continua innovazione, dopo 6 mesi che hai comprato un modello ne esce uno nuovo e il tuo non solo è superato ma costa già la metà. Conosco gente che di 6 mesi in 6 mesi dopo 4 anni non si è ancora comprato la macchina digitale per paura di acquistare un modello superato o di trovare il suo modello ad un prezzo stracciatissimo nei grandi centri commerciali. Un'altra cosa su cui riflettevamo è che spesso tra due modelli simili preferiamo prendere quello che costa di + perché ha quella funzione in più che è figa ma che solo nel corso dei mesi a venire scoprirai che non la userai quasi mai. Esempio l'auricolare bluetooth, è una bella invenzione senza fili piccolino però deve essere ricaricato ogni due per tre e spesso lo dimentichi nella tasca dell'altra giacca senza poi guardare da un profilo salutistico che il bluetooth emana frequenze radio o meglio un campo elettromagnetico di incerta nocività. Mi piacerebbe sapere in quanti hanno letto il libretto delle istruzioni dalla prima pagina all'ultima di qualsiasi elettrodomestico o sistema tecnologico. Io ogni volta mi prometto di leggerlo tutto ma non ce la faccio mai! I giovani sono avvantaggiati riescono sempre a intuire i comandi principali a navigare nei menu a trovare le funzioni di base che ti permettono un uso base del mezzo ma le persone con una certa età non sanno da che parte incominciare soltanto per aprire la scatola o per leggere le istruzioni. Si è come creato un muro tra la nuova generazione e quella meno nuova. Ho sentito di auto che hanno avuto difficoltà nell'affermarsi nel mercato perchè troppo tecnologiche troppi tasti, bottoni spie ecc alla fine per salirci bisognava avere una laurea in scienze aerospaziali, solo che quando poi avevi un problema non potevi mica chiamare Houston. ;-))

venerdì 12 ottobre 2007

Imprevisti

La vita è bella perché è piena di imprevisti e modi diversi di prevenirli e affrontarli. C'è, ad esempio, chi, prima di partire, controlla l'auto o si porta una piccola farmacia appresso e c'è invece chi se ne sbatte o meglio risolve tutto con una frase tipica "non portarmi sfiga" "cosa vuoi che mi possa capitare". Qualunque sia la tua posizione e atteggiamento il destino ti consegna sempre una bella carta degli imprevisti. C'è chi ne fa una questione di curriculum vitae, più imprevisti ti son capitati e in qualche modo risolti, più sei figo, ed è un po' la storia di tutti. Imprevisti, aneddoti, storie mirabolanti, ecc.. Giù a raccontare di quella volta che ci è capitato al mare o in montagna, al lavoro o a casa... di tutto di più... e si arriva come in tutte le storie alla parola fine. Tuttavia, se stai raccontando una storia è perché hai un interlocutore che appena finisci di raccontare il tuo spaccato di vita vissuta, tac! parte e racconta la sua storia che, come spesso mi capita, è più forte, più drammatica, più... e basta. Per spiegarmi meglio vi farò alcuni esempi pratici: vado dal dentista zoppicando perché qualche giorno prima avevo calpestato un chiodo. Il dentista vedendomi zoppicare mi chiede il motivo e così gli racconto tempi luoghi e dinamiche. Lui mi ribatte con un'altra storia della figlia piccolina di 8 anni che al mare ha calpestato una fiocina infilzandosi il piede. Alla fine cercavo quasi di non zoppicare perché la sua storia era notevolmente più drammatica, triste e dolorosa della mia. Un'altra volta mi è capitato di raccontare che all'università avevo rotto un dente masticando un panino, il mio interlocutore mi racconta di quando svenendo picchiò la faccia rompendo i denti anteriori...
Però tutti noi abbiamo una storia che quando la raccontiamo non abbiamo ancora incontrato chi ce la smonta con una simile o peggiore ed è forse proprio quella a farci sentire unici.

lunedì 1 ottobre 2007

cellulare uso corretto


Ieri leggevo su una rivista che una delle solite insolite ricerche americane paragonava il cellulare alla coperta di linus. L'oggetto che ci da protezione ed in effetti a volte mi è capitato di essere in giro e scoprire di aver lasciato il cell in casa e la sensazione è stata quella di sentirmi nudo o privo di qualcosa importante di cui non si può fare a meno, chissà se l'hai provata anche tu questa sensazione. Si il cell ormai è sinonimo di sicurezza di protezione. Qualunque cosa ti possa accadere, tranquillo, hai il cell e sei in contatto con tutto il mondo. E pensare che fino a 10 anni fa erano pochi i possessori di cell.
Un'altra ricerca invece dimostrava o poneva dei solidi sospetti su come l'uso del cell nei giovani stesse mutando geneticamente l'articolazione del nostro pollice facendo cambiare la specie umana da homo sapiens sapiens in homo sapiens cellularis. Eppure il cellulare non è poi così amico visto le onde elettromagnetiche che emana e che coprono un campo tale da coinvolgere anche chi sta lontano, mi viene in mente quando per tornare dall'università in treno mentre ascoltavo musica attraverso un walkman appena usciti dai tunnel sentivo nelle cuffie le interferenze dovute alla ricezione degli altri per via di sms o chiamate di persone sedute varie file più in là rispetto sa me. Un corso che ho frequentato sui campi e onde elettromagnetiche metteva all'erta sull'uso del cell. In effetti se usato per un po' di tempo riscalda l'orecchio e questo è buono d'inverno ma d'estate è un danno eh eh e se avete qualche dubbio basta che mettiate "cellulare onde" nel motore di ricerca di google per trovare miriade di studi sugli effetti delle onde del cell.....cosa dire auguri e fatene un buon uso!